FENOMENI MORBOSI

«Il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati». Questo monito di Antonio Gramsci non costituisce un semplice vezzo letterario per aprire un’analisi geopolitica, ma rappresenta la spietata e nuda cronaca dell’Iran contemporaneo, osservato dalla soglia del 2026. L’Iran odierno si presenta come un colosso demografico di circa 89,5 milioni di abitanti, una realtà pulsante, giovane e iper-connessa dove la vitalità sociale è però sequestrata da un’armatura dogmatica e securitaria che tenta disperatamente di negare la schizofrenia tra una società civile scolarizzata, moderna e proiettata verso il futuro, e un potere arcaico, arroccato su posizioni teocratiche sempre più autoreferenziali. Sotto l’egemonia persiana, che costituisce il 61% della popolazione, si muove un mosaico di resistenze etniche e culturali sistematicamente negate e represse: dagli Azeri (16%) ai Curdi (10%), fino ai Baluchi (2%). In questo contesto, spicca la tragica condizione della minoranza religiosa dei Bahá’í, vittima di un vero e proprio apartheid civile e giuridico che ne sequestra sistematicamente i beni, ne impedisce l’accesso all’istruzione superiore e ne nega persino il diritto alla sepoltura e alla memoria. Capire il funzionamento di questo sequestro significa smontare, pezzo per pezzo, la costruzione millimetrica del consenso forzato e la manipolazione sistematica della memoria storica che ha trasformato un popolo di potenziali cittadini in un insieme di sudditi posti sotto la tutela permanente di un clero che si è fatto Stato, rimpiazzando la dialettica politica con l’obbedienza dogmatica.
THE MEDITERRANEAN MOBILITY

Before talking of the Mediterranean slavery, its characteristics and peculiarities that make it a distinct phenomenon from other forms of slavery, it is important to give a definition of what it is considered to be part of the Mediterranean area. All the countries that have their shores on the Mare Internum are considered Mediterranean, but what about Portugal that for variou centuries has been a big player in the mare internum? How could we exclude
DIRITTO E TUTELA DEGLI ULTIMI

In una società sempre più frammentata, le fasce più marginalizzate sono le prime a risentire dal grave periodo di crisi. La classe meno abbiente, i migranti e le persone senza fissa dimora si trovano così esposte alla complessità del sistema giuridico senza i mezzi per poterlo affrontare, finendo in un circolo vizioso che li intrappola. Il progetto “Avvocato di strada” è una delle virtuose risposte a questo cortocircuito e proprio tramite il lavoro volontario di professionisti del diritto, dietro un muro che sembrava invalicabile si inizia a vedere una luce. Ne parliamo con l’avvocato Stefano Leuzzi.
LA GUERRA DEGLI ULIVI

Nei giorni in cui Handala e Conscience – le imbarcazioni di Freedom Flotilla che la scorsa estate hanno tentato, come molte altre, di rompere l’assedio israeliano sulla Striscia di Gaza – sostavano nei porti di Gallipoli e Otranto in attesa di salpare, tra le persone accorse a salutare gli equipaggi è maturata una consapevolezza semplice e, allo stesso tempo, fortissima: ciò che stava per attraversare il Mediterraneo non era soltanto un gesto di solidarietà, ma il segno di una prossimità più profonda.
Salento e Palestina, pur nelle evidenti differenze di contesto, conoscono entrambe la pressione di logiche di dominio che tentano di recidere il legame organico tra una terra e la sua gente. E in entrambe le geografie, sono gli ulivi a farsi bersaglio di una violenza insieme materiale e simbolica.
RADICALISM IN COLONIAL AND POST-COLONIAL CONTEXTS

The nineteenth century is known as the century of Revolutions. Indeed, they happened in many different contexts. Right before 1800, the French Revolution erupted, and the Napoleonic wars exported its ideas in all Europe and beyond. During the century the European powers expanded their political, economical and military control over the globe, incorporating the remaining independent regions inside their rule and splitting the territories that were left by the pre-modern empires (Ottoman, Russia, China, Iran, etc…). By 1900, the British empire resulted in an empire that incorporated a quarter of the planet’s land inhabited by 800 million people 1 . The Industrial revolution, which also started in the late 18th century, settled in during the nineteenth century bringing with it new technologies and ways to communicate.
IL CASO MOHAMED SHAHIN

Una petizione di circa 20.000 firme[1] e una raccolta fondi, un appello di docenti, ricercatori e ricercatrici universitari/e con 446 partecipazioni nel momento in cui sto scrivendo[2]. Manifestazioni di solidarietà partite da Torino e poi sparse in tutta Italia raggiungendo l’Europa, presidi, sit-in. La presa di parola del Monsignore Derio Olivero, vescovo di Pinerolo, del Consiglio della Federazione delle Chiese Evangeliche, della Rete del dialogo cristiano islamico di Torino[3], della Chiesa Valdese, di Amnesty International Italia[4], di membri della Sumud Flottilla e della stessa Francesca Albanese. L’interesse di testate giornalistiche nazionali e internazionali, tra le quali Middle East Eye e Al Jazeera, nonché di movimenti sparsi in tutto il mondo, non ultimi quelli a Parigi, Londra, Argentina e nella striscia di Gaza. Difficilmente il Ministero dell’Interno, nel momento in cui ha emesso il decreto di espulsione e disposto il trattenimento di Mohamed Shahin, imam della moschea di via Saluzzo, a Torino, poteva immaginare una risposta simile.
ERASMUS IN GAZA

Il documentario è stata un’esperienza importante perché ha avuto la possibilità di raccontare quanto accade e quanto accadeva all’interno della striscia di Gaza e le persone che la vivevano, i miei amici, le mie amiche, i miei colleghi e le mie colleghe. È stato un modo per raccontare al mondo anche il fatto che all’interno di Gaza non ci fosse solo distruzione e morte, ma ci fosse anche speranza, bellezza e coraggio. Purtroppo quello che si vede all’interno del documentario non esiste più.
RIORIENTARE IL SISTEMA INTERNAZIONALE

E se l’esito referendario in Ecuador fosse molto più che un evento politico nazionale? Se, infatti, il recente rifiuto popolare delle proposte di Daniel Noboa – dalle basi militari straniere alla riscrittura della Costituzione del 2008 – fosse in realtà l’avvio di una ristrutturazione profonda delle asimmetrie di potere globali? Questo voto non è soltanto un momento di sovranità ecuadoriana, ma un segnale potente che risuona in geografie lontane, ponendo al centro della riflessione politica la giustizia territoriale, il diritto alla terra e la resistenza popolare dal basso.
IL DRAMMA IGNORATO DEL SUDAN

Ci sono Paesi che sembrano nati per ricordarci cosa accade quando il mondo sceglie di guardare altrove. Il Sudan è uno di questi: un territorio vasto come l’Europa occidentale, dove la guerra è diventata un modo di respirare. Un Paese dove la fame, la sabbia e le armi si confondono, e dove il silenzio del mondo pesa più delle bombe.
Ben prima che gli imperi europei si scontrassero a Fashoda, il Sudan era già teatro di una lunga contesa. Nel XIX secolo, quando l’Egitto ottomano cercava di estendere il proprio dominio verso il Sud, il Paese era attraversato da rivolte e visioni religiose. Nel 1881 nacque il movimento Mahdista, guidato da Muhammad Ahmad al-Mahdi, che unì tribù e contadini in una guerra contro il dominio egiziano e britannico. Per pochi anni il Sudan fu una nazione sotto la sua guida, prima di essere sconfitto nella battaglia di Omdurman (1898) dalle truppe anglo-egiziane comandate da Kitchener.
TRA DIRITTO E INGIUSTIZIA

C’è un interrogativo che attraversa il nostro tempo come una faglia: che cosa resta oggi della resistenza come diritto, come dovere, come pratica democratica?
In un mondo in cui la legalità appare sempre più esposta alla pressione dell’emergenza, della sicurezza e della performance economica, e in cui determinate aree del globo si configurano come teatro privilegiato della sospensione del diritto, tornare a riflettere sullo ius resistendi non è un esercizio accademico, ma un’urgenza politica.