ERASMUS IN GAZA

Intervista a Riccardo Corradini

Alessia De Blasi

A: Il documentario sul tuo Erasmus a Gaza ha scosso molte coscienze ed ha mostrato all’Italia intera il volto di uno studente, all’epoca, alla ricerca della verità. Ad oggi che significato daresti a quell’esperienza e quanto ha influito nell’attuale professione che svolgi?

R: Il documentario è stata un’esperienza importante perché ha avuto la possibilità di raccontare quanto accade e quanto accadeva all’interno della striscia di Gaza e le persone che la vivevano, i miei amici, le mie amiche, i miei colleghi e le mie colleghe. È stato un modo per raccontare al mondo anche il fatto che all’interno di Gaza non ci fosse solo distruzione e morte, ma ci fosse anche speranza, bellezza e coraggio. Purtroppo quello che si vede all’interno del documentario non esiste più. È stato barbaramente distrutto e tante persone che compaiono nel documentario sono state uccise. Quindi è un po’ un residuato, una pietra miliare di quella che era Gaza con i suoi sogni e le sue aspirazioni. Le persone però ancora dentro ci sono e vivono per la loro libertà e la loro giustizia.

A: Come molti (che sono stati in Palestina e che portano con sé il marchio delle ingiustizie a cui hanno assistito) hai deciso di tornare con le Flottillas a Gaza, nella speranza di rompere l’assedio e raggiungere nuovamente quella terra. Pensi che questa forma di attivismo possa generare un precedente nel mondo della ricerca e dell’università? Insomma, unire attivismo, accademia e ricerca della giustizia è ancora pensabile nel panorama italiano ed europeo in generale?

R: Non solo è pensabile, ma è indispensabile, proprio perché è uno degli strumenti che ci può permettere di andare a influenzare l’opinione pubblica, la società civile e le istituzioni che viviamo quotidianamente come l’università. Andandole a influenzare creiamo un pensiero critico, una coscienza sul tema che effettivamente vada a cambiare l’agenda politica, l’agenda istituzionale dirigendola in una direzione ben precisa, quella dei diritti, della pace e della giustizia.

A: Lavoriamo con giovani delle scuole e delle università: cosa vorresti dire loro, che messaggio vorresti lanciare?

R: Che la loro presenza, la loro essenza, il loro essere dei giovani universitari, dei giovani studenti rappresenta la linfa vitale di una forza rinnovatrice, di una forza rivoluzionaria che pretende e vuole il rispetto del diritto internazionale, il rispetto dei diritti umani e dell’autodeterminazione di un popolo che da 80 anni quasi viene soggiogato e vessato.