Gabriel Mileti
Il territorio del Salento, celebre per la straordinaria ricchezza dei suoi paesaggi, la forza della sua identità culturale e la stratificazione delle sue tradizioni, sta vivendo negli ultimi anni un processo di profonda trasformazione. Lo sviluppo turistico, la crescita di nuovi modelli economici e l’arrivo di investimenti internazionali stanno ridefinendo i confini fisici e simbolici di questa terra, generando opportunità ma anche interrogativi complessi.
Tra i temi più discussi in questo contesto si colloca il progetto Coral 37, un’iniziativa imprenditoriale che ha acceso il dibattito pubblico sul futuro del territorio salentino. Le questioni sollevate riguardano non solo lo sfruttamento delle risorse locali e la tutela del paesaggio, ma anche le ricadute sociali e geopolitiche di un modello di sviluppo sempre più globalizzato.
Per comprendere meglio le dinamiche in atto e riflettere sulle possibili prospettive di equilibrio tra crescita economica e salvaguardia del territorio, abbiamo intervistato Federica Epifani, geografa ed esperta di turismo, che da anni studia le trasformazioni del paesaggio salentino e le relazioni tra turismo, identità e territorio.
DAL PUNTO DI VISTA POLITICO, ECONOMICO E SOCIALE, QUANTO PENSI POSSA ESSERE RILEVANTE LA VICENDA DI CORAL 37, COLLOCANDOSI ALL’INTERNO DI UN PANORAMA GEOPOLITICO COMPLESSO, CHE RICHIAMA SICURAMENTE PIÙ RESPONSABILITÀ IN GIOCO?
F.E.: In termini assoluti, la vicenda di Coral 37 non è particolarmente rilevante. Questa considerazione è stata sottolineata anche da Danilo Lupo, giornalista attento e scrupoloso, che in una serie di post e in un articolo recentemente pubblicato ha evidenziato come, al di là delle preoccupazioni legittime suscitate da alcune affermazioni riportate sul sito di Coral 37 – poi oscurato dopo la risonanza nazionale della notizia – si tratti sostanzialmente di un caso che ha avuto ampia circolazione sui social, diventando virale, per poi rapidamente perdere di rilevanza. Le scelte imprenditoriali e promozionali della fondatrice di Coral 37 non sembrano particolarmente efficaci; d’altronde, non sarebbe l’unica a svolgere questo tipo di attività immobiliare sul territorio, il che contribuisce a ridimensionare l’importanza pratica della vicenda. Tuttavia, pur non essendo significativa in sé, la vicenda assume un valore paradigmatico importante.
La notizia è paradigmatica perché riporta alla luce questioni cruciali come il ruolo del turismo quale fattore di sviluppo territoriale, i processi di negoziazione dello spazio e le relazioni di potere insite in tali processi, nonché la complessità della mappa degli attori coinvolti. Questi temi si manifestano a diversi livelli di scala, dalla dimensione locale – intesa come destinazione turistica – fino a quella globale. In effetti, la dimensione locale e quella globale sono sempre strettamente interconnesse. Occorre considerare i territori locali come nodi di una rete molto ampia, con relazioni di intensità variabile che influenzano le dinamiche territoriali. Per questo motivo, è praticamente impossibile analizzare efficacemente un fenomeno locale senza tenere conto del contesto globale. Il turismo internazionale è un settore in crescita e di grande complessità, con effetti diretti sulle realtà locali.
Inoltre, la situazione geopolitica internazionale incide in modo decisivo sull’orientamento dei flussi turistici, determinando chi, dal punto di vista economico e politico, ha la possibilità di viaggiare. Infine, va sottolineato come la mobilità turistica si intrecci con altre forme di mobilità, quali le migrazioni, influenzando e modificando i territori di destinazione per adattarli a una domanda turistica sempre più variegata e internazionale.
SECONDO UN APPROCCIO PRETTAMENTE SCIENTIFICO E DI ANALISI, COSA VEDI AL DI LÀ DELLA SVENDITA DEL TERRITORIO? POSSIAMO PARLARE DI NEOCOLONIALISMO ANCHE IN ITALIA E NEL SALENTO?
F.E.: Forse il termine “neocolonialismo” non è del tutto appropriato nel contesto italiano e salentino. Preferirei parlare di estrattivismo, un concetto che descrive un insieme di dinamiche di sfruttamento del capitale territoriale, spesso di matrice esterna, che però vanno a discapito delle comunità autoctone. È importante chiarire che questa critica non si traduce in un rifiuto aprioristico dell’impresa privata, degli input esterni o degli investimenti stranieri. Anzi, la diversificazione degli investimenti può contribuire positivamente alla competitività territoriale, favorendo l’integrazione del territorio in reti locali e globali. Tuttavia, perché ciò avvenga in modo sostenibile, tali investimenti devono rispettare le caratteristiche del territorio e le sue istanze di sviluppo. Perché questo avvenga, il territorio deve essere in grado di “filtrare” gli stimoli esterni, adattandoli al proprio contesto e facendoli propri. A questo scopo, è fondamentale che esistano reti radicate di attori socio-economici locali, dotati di competenze specifiche, che possano definire una visione territoriale coerente entro la quale innestare gli input esterni. Parlando di estrattivismo in relazione al turismo, e nello specifico al turismo in Puglia e nel Salento, si può notare un parallelo con quanto accaduto nel Mezzogiorno d’Italia nel secondo dopoguerra, durante il periodo di grande industrializzazione. L’apertura di grandi impianti industriali – petrolchimici, siderurgici – generò effetti moltiplicatori immediati sulla crescita economica locale, ma anche impatti negativi nel medio e lungo termine, sia in termini ambientali e sanitari sia in termini economici, a causa della forte dipendenza dalle dinamiche dei mercati globali. Questa dipendenza comporta che eventuali crisi del settore portino a ridimensionamenti, disinvestimenti e conseguenti problemi come disoccupazione e consumo di suolo abbandonato.
Un’ulteriore analogia riguarda l’alta intensità di lavoro sia dell’industria sia del turismo: entrambi creano rapidamente posti di lavoro, il che può rappresentare una spinta importante per territori con fragilità socio-economiche. Il problema è che spesso si tratta di lavori poco qualificati, con scarsa valorizzazione del capitale umano locale. Inoltre, quando grandi multinazionali investono nel settore turistico, si osservano fenomeni di “leakage”, cioè la fuoriuscita di risorse economiche dal territorio verso i Paesi dove hanno sede le case madri. Questo si traduce in uno sfruttamento del capitale attrattivo del territorio senza un adeguato ritorno economico e sociale per la comunità locale, con una distribuzione iniqua degli introiti.
Infine, in destinazioni caratterizzate da over-tourism – cioè un’elevata pressione turistica in aree di dimensioni limitate – si generano forti impatti ambientali e conflitti per l’accesso a risorse scarse, come ad esempio l’acqua.
CI HAI PARLATO DELLA DIFFERENZA TRA LUOGO E LOCATION: QUANTO PENSI POSSA ESSERE RILEVANTE NEL CASO DI CORAL 37 E DELLA SUA NARRAZIONE?
F.E.: È una questione che considero centrale, perché rientra nella sfera geografica più pura. La distinzione tra “luogo” e “location” è complessa, ma proverò a sintetizzarla. Il “luogo” si identifica con una porzione di spazio dotata di specifiche caratteristiche, che non sono solo fisiche, ma soprattutto culturali, simboliche, funzionali e relazionali. Un luogo possiede un’identità unica, anche se i suoi confini non sono sempre netti: è definito dal significato e dalle aspettative che vi attribuiamo, da come ci identifichiamo con esso. Al contrario, una “location” è più stereotipata, priva di queste profondità identitarie. Per esempio, pensiamo a Lecce come città: la sua identità è molto più di un semplice luogo geografico; è un contesto culturale e sociale ben definito, mentre una location potrebbe essere qualsiasi cittadina del Sud Italia, sostituibile con un’altra senza perdita di senso. Questa distinzione è particolarmente importante in ambito turistico, perché influenza la costruzione dell’immagine turistica e le rappresentazioni del territorio.
Nel caso specifico di Coral 37, un progetto imprenditoriale di cui, va specificato, sappiamo ancora poco, possiamo comunque osservare alcune evidenze dai materiali online e dalle immagini diffuse dai promotori. Tra queste, emerge una dichiarazione molto significativa e controversa: l’ambizione di fondare una colonia israeliana nel Salento. Recentemente, un’intervista di Orit Lev ha precisato che si trattava di un errore di traduzione riferito al termine “Moshava” (un tipo di insediamento agricolo ebraico nato nella Palestina ottomana alla fine del XIX secolo, durante la prima aliyah [la prima ondata di immigrazione ebraica sionista]. È una forma storica di insediamento rurale e rappresenta un modello intermedio tra il villaggio individualista e il collettivismo del kibbutz), ma l’idea generale resta chiara. Questa iniziativa farebbe pensare a una “bolla turistica”, se non proprio a una “gated community”, ovvero un’entità chiusa e autosufficiente, che non interagisce con il territorio circostante. È un modello simile a quello dei villaggi turistici, caratterizzato dall’assenza di contatti con l’alterità esterna. Ciò che conta non è tanto il luogo geografico specifico – Salento, Toscana o Marocco – quanto piuttosto la presenza di determinate caratteristiche fisiche e pedoclimatiche che rendono possibile e attraente questa “bolla”. Nel racconto promosso dai canali di Coral 37 prevale quindi una logica di “location” e non di “luogo”: si parla di panorami mozzafiato e convenienza economica, ma raramente si fa riferimento a elementi identitari, storie locali, tradizioni o aneddoti che costruiscono l’identità territoriale.
Non si tratta di turismo esperienziale, né sembra che questo fosse l’obiettivo dell’iniziativa – cosa del tutto legittima. Tuttavia, è importante interrogarsi sull’utilità di questo modello per il territorio e sull’impatto che può avere sulle reti locali. Anche le bolle turistiche chiuse hanno un impatto, spesso significativo e, in alcuni casi, decisamente devastante rispetto a forme di turismo più integrate.
RIPENSANDO A QUANTO DETTO RIGUARDO ALL’ESTRATTIVISMO, QUALI SONO GLI EFFETTI CONCRETI DELLE PRATICHE ESTRATTIVISTE IN AMBITO TURISTICO, E COME QUESTE INFLUENZANO IL TESSUTO INSEDIATIVO, SOCIALE E SOCIOECONOMICO DI UN TERRITORIO?
F.E.: Le pratiche estrattiviste nel turismo incidono profondamente sul tessuto dei territori interessati, con effetti che variano in base al tipo di turismo accolto. Prendiamo ad esempio la gentrification (Processo di trasformazione di un quartiere da popolare a un’area di élite e più ricca, attraverso l’acquisto di immobili da parte di soggetti abbienti, un conseguente aumento del prezzo delle case e degli affitti, e il conseguente allontanamento [spesso forzato] degli abitanti originari meno abbienti. Questo fenomeno porta a una riqualificazione estetica e funzionale degli spazi, ma anche a un aumento del costo della vita e all’introduzione di servizi e attività destinate ai nuovi residenti, modificando l’identità e la composizione sociale del quartiere), un termine ormai comune, insieme a “Airbnbfication” e concetti affini. Ma cosa significano concretamente? Significano, ad esempio, che nei centri storici delle città si assiste a una trasformazione degli spazi: bistrò e attività rivolte ai turisti prendono il posto dei negozi di vicinato, quelli fondamentali per la vita quotidiana della popolazione residente stabile. Questo modifica radicalmente l’equilibrio sociale e funzionale del territorio, che viene progressivamente svuotato di servizi essenziali per chi ci abita tutto l’anno, sostituito da un’offerta rivolta a un’utenza temporanea.
Inoltre, l’impatto varia anche in base al tipo di turismo o alle forme di residenza lungo-turistiche. Oggi si registra un crescente interesse da parte di investitori stranieri. Non intendo qui esprimere una critica pregiudiziale — anzi, la diversificazione degli investimenti può essere positiva — ma è fondamentale mantenere alta l’attenzione sugli effetti concreti sul territorio tangibile, ovvero quello fisico e sociale, per non alterarne irrimediabilmente la natura.
COME SI INSERISCE CORAL 37 IN QUESTO SCENARIO, CONSIDERANDO LA NARRAZIONE E IL POSIZIONAMENTO PUBBLICO DI CHI LA PROMUOVE?
F.E.: La narrazione di Coral 37 è molto interessante anche dal punto di vista di chi la costruisce e la diffonde. Ad esempio, sappiamo che Orit Lev Maron è una professionista israeliana expat. Questo posizionamento personale è significativo per comprendere a chi si rivolge. Analizzando i post sui canali ufficiali di Coral 37 e sul loro sito, è evidente che il target iniziale è un pubblico israeliano, probabilmente altospendente, interessato a visitare o a stabilirsi come residente. Lo dimostra il fatto che la maggior parte dei contenuti iniziali è in ebraico: in questo senso, l’imprenditrice funge da pioniere, cioè quella figura che “scopre” le potenzialità turistiche di un luogo — che non necessariamente è attrezzato per accogliere turisti, o una specifica categoria di turisti — e lo promuove a un pubblico inizialmente molto ristretto di pari. Successivamente, il target si è ampliato a un pubblico internazionale con caratteristiche economiche simili e con una forte ricerca di un “buon ritiro”, una tendenza in crescita nel turismo mediterraneo, che interessa non solo l’Italia, ma anche Portogallo, Spagna e alcune zone della Sponda Sud del Mediterraneo.
Quindi, Coral 37 non si colloca semplicemente nel turismo di lusso, ma in un segmento leggermente diverso, legato a forme di turismo residenziale e di ritiri di qualità, che riflettono tendenze globali decisamente più ampie.
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